Passeggerà ancora Sportiello al fianco di uno dei simboli della città, godendosi il panorama. Questa volta però, se si affaccerà, non vedrà zampillare la piccola fontana di Piazza Vecchia a Bergamo Alta, ma l’Arno traboccante sotto Ponte Vecchio.
Finalmente il pasticcio che ha caratterizzato la fine del mercato estivo ha trovato il giusto epilogo: Marco Sportiello, portiere ex Atalanta classe ’92, ha lasciato Bergamo per vestire i colori della Fiorentina.
La sua pareva essere una favola, cominciata con il classico ‘c’era una volta’. E infatti una volta c’era un ragazzino riservato, con un grande senso del dovere, che sognava di calcare le orme di Buffon. Eppure gli anni passavano e a Seregno il diciottenne di Desio non giocava mai, sentendosi la Cenerentola della serie D. A un certo punto però, Brini si decise a buttarlo dentro, Tacchini gli diede spazio al Carpi e una fata Madrina dal nome di Colantuono gli cucì addosso la divisa da titolare nella massima serie: una carrozza dorata lo condusse in un baleno dai campi di Lega Pro a quelli di Serie A. Incredulo lui, ma ancor più increduli i tifosi bergamaschi che videro la loro porta divenire una cassaforte a doppia mandata. Sportiello parava di tutto: rigori, punizioni, tiri dal limite e cannonate dai 10 metri.
Sembrava che la mezzanotte per lui non arrivasse mai, finché le lancette scoccarono la fine dei giochi. Sportiello capì di valere un posto da titolare in una big come la Fiorentina ma, nella corsa a perdifiato verso la sua occasione, perse qualcosa. Non un’elegante scarpetta, ma un paio di tacchetti che si fecero troppo stretti per il rettangolo verde del Comunale. La trattativa per le nozze con la società viola andò in fumo. Gli atalantini esultarono, memori del talento del bergamasco, ma fecero i conti senza l’oste. Perché ciò che davvero perse Sportiello fu la voglia, la motivazione: si scoraggiò per l’occasione mancata, temette di non rivedere più il Principe dal giglio viola. Così, invece che passare le domeniche a lavorare sodo come suo solito, il campo iniziò a pesargli, la schiena a fargli male. Guardò Berisha prendere il suo posto e aspettò in panchina l’arrivo dell’inverno. E l’inverno arrivò, insieme a Corvino che, dopo aver visionato altri talenti sulla piazza, bussò forte alla porta di Sportiello. Era lui l’uomo giusto, quello che la porta voleva tornare a difenderla.
Bergamo lo ricorderà come la miglior sorpresa del 2014, il miglior giocatore in organico dell’annata ‘14-‘15, così come del campionato seguente, secondo solo al Papu. E poi si ricorderà anche della confusione dell’ultimo giorno di mercato, della triste piega presa dalla sua carriera per una colpa non completamente sua. Certo è che gli ultimi mesi non riusciranno a scalfire gli anni di prestazione con la P maiuscola dell’uomo che, con due guantoni, permise all’Atalanta di rimanere in A. Ora che è in quei di Palazzo Medici, l’augurio è che torni a coltivare il suo talento, intuito anche da Ventura allo stage azzurro. L’ Atalanta intanto si coccola Berisha e il new entry Gollini. E chissà che quest’ultimo non dia il la a un’altra favola.
Marina Belotti-maridea91.com-maridea.91@hotmail.it